martedì 24 agosto 2010

Si chiude una porta e si apre un portone?

Questa mattina sarei dovuta andare a lavoro alle 10.
Ma sono stati così gentili da chiamarmi alle 8 per non farmi disturbare ad arrivare fin là perché tanto non avevano più bisogno.
Breve premessa perché mi sono accorta che non ho aggiornato puntualmente il mio povero blog.
Dopo la prova di cui ho parlato, senza troppi accordi e dettagli ho lavorato una settimana nel bar in questione.
Oggi la "capa" mi chiama per dirmi che dato che io ho chiesto più turni lei si è accorta che non può darmeli perché sono troppo lenta e comunque visto che non resto molti mesi in città preferiscono insegnare il lavoro a qualcuno che si fermi più a lungo.
Ma invece di darmi i turni della settimana ieri non poteva accennare alla cosa???

Comunque non ho molti rimpianti. Certo non è bello sentirsi inadeguati ma il lavoro era abbastanza orribile. Non mi piace esagerare o fare del vittimismo ma diciamo pure che non faceva per me!
Ritmi super frenetici, senza un ordine preciso di cose da fare...l'unica frase che mi sentivo dire in continuazione era: veloce, veloce, veloce. "You have to be faster....quick quick quick!"....quick tua sorella.

Diciamo che c'ho messo un po' a capire cosa si gridavano tra di loro, quando lo gridavano a me, quando dovevo rispondere.
Fondamentalmente il lavoro funzionava così: prendi l'ordine (cercando di chiedere per ogni cosa le esatte informazioni di cui hai bisogno che spesso ignori perché se in Italia uno ordina un caffè tu non gli chiedi se ci vuole lo zucchero oppure o no). Nel frattempo se c'è un tavolo vuoto devi sparecchiare e pulire, servire i clienti, preparare succhi, smoothies milkshakes e simili quando li ordinano, lavare piatti e bicchieri, pulire a terra e correre correre correre. Tutte queste cose erano in continua sovrapposizione e il mistero di come uno dovesse capire l'ordine con cui fare le cose rimane. Tutte le volte che facevo una cosa che mi avevano spiegato essere prioritaria veniva fuori che in realtà bisognava farne prima un'altra. Quasi quasi se avessi potuto fare 3-4 cose contemporaneamente sarebbe stato meglio.
Ora non per fare un post a giustificare il fatto di essere stata licenziata ma mi sento in dovere di spiegare che si, lavoravo in un semplice bar e non al Pentagono, ma comunque avevo il mio bel da fare!

Difficoltà linguistica: capire esattamente cosa vogliono e come, sia i clienti che chi lavora con te, con il casino della folla, dei vari frullatori accesi, con l'accento di ognuno che a volte può essere incomprensibile e con il "gergo" da cucina che può lasciare un po' disorientati all'inizio. (Per capire che quando era pronto il piatto gridavano "food out" e tu dovevi correre a portare il piatto ai clienti c' ho messo un paio di turni)

Difficoltà culturale: conoscenza nulla di bevande e cibi locali. Se a parte le parole che conosci e non capisci perché dette con un accento strano o alla velocità della luce ci aggiungi una parola ignota tipo "Flat White"* si fa un po' fatica a prendere un ordine.
Se ordinano un ice coffe e tu immagini un caffè con ghiaccio mentre devi preparare un bicchiere con 3 cubetti di ghiaccio, gelato alla vaniglia, latte in quantità industriale e un misero "shot" di caffè ci posso mettere un po' più di un secondo a prepararlo.
Ma voi lo sapete esattamente cosa c'è in un dairy smoothie o in un non dairy smoothie?

Difficoltà tecnica:usare rapidamente la cassa con 100 tasti ognuno corrispondente a un prodotto diverso.Ricordarsi come si preparano i vari smoothies e succhi che hanno nel menù. Menù inesistente perché tutto era scritto su una specie di lavagna sopra il bancone. Facile e comodo da leggere ogni volta -_-

Difficoltà punto: ognuno ti insegna una cosa a modo suo e tu prima ascolti uno e fai quello che ti dice e il minuto dopo vieni ripreso da un altro per come lo hai fatto.

Va beh, non era per lamentarmi lo giuro, ma comunque a parte per i soldi, sono quasi contenta così.
Adesso vediamo se riesco a districarmi meglio nella terza fase della mia affannosa ricerca.
Soprattutto considerando che il piano è di scappare da Cairns per la fine di settembre dovrò continuare a mentire mentire e ancora mentire.
Chissà che alla fine io non ci prenda gusto!

*Tanto per la cronaca: Wikipedia insegna che un flat white è una sorta di incrocio tra un cappuccino e un latte macchiato tipico dell'Australia e della Nuova Zelanda.


1 commenti:

laura ha detto...

Affascinata da quanto scrivi e anche un po' basita! Non ti avevo mai immaginato come barista, tu che hai sempre e solo bevuto caffe' macchiato...ma come hai fatto a sopravvivere fino ad ora??
Ahahahaha!!!
Comunque bravissima Ale...impara l'arte e mettila da parte!
Un in bocca al lupo enorme per tutto, chissa' che non venga a controllare di persona come te la cavi..

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